Di calcio, Israele e razzismo. «Forever Pure» è un film da vedere

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È un film spigoloso “Forever Pure”, ma ha il pregio di non regalare nulla alla fantasia. Col tono trasparente e diretto del documentario vuole presentare una delle realtà più uniche del calcio medio orientale, il Beitar Gerusalemme, durante quella che forse è la stagione peggiore della sua storia, il 2012-13, anno in cui la squadra più titolata del paese si salvò all’ultimo metro dopo essere stata praticamente abbandonata dai suoi tifosi. Da qualche giorno la pellicola è disponibile su Netflix, ed è un’occasione da non farsi perdere per ammirare un buon prodotto cinematografico dedicato al calcio, osservato nella sua dimensione più affascinante, ossia il legame che questo sport può avere con la vita socio-politica e i conflitti di una determinata città.

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Three Lions: l’addio di Cahill e il controverso caso Ferdinand

Se il 3-0 subito contro la Russia è stato l’emblema dello stato di forma degli Azzurri, messi ko dagli uomini di Advocaat e dal troppo vociare sul calcioscommesse, non se la passa certo meglio la Nazionale inglese. L’amichevole pre-Europeo è andata bene per gli uomini di Hodgson, che hanno battuto 1-0 il Belgio, ma il match ha dovuto registrare il brutto infortunio patito da Gary Cahill: il difensore del Chelsea ha infatti rimediato in uno scontro di gioco col proprio portiere Hart una doppia frattura alla mascella, e ha dovuto abbandonare la squadra e a tornarsene in Inghilterra. Al suo posto, è stato convocato il giovane Martin Kelly, difensore del Liverpool. Continua a leggere “Three Lions: l’addio di Cahill e il controverso caso Ferdinand”

Di Canio “razzista”: solito polpettone in salsa british?


Si faceva festa a Swindon:
 i railwaymen hanno centrato giusto tre settimane fa la promozione in League One, e la città si coccolava il suo mister, Paolo Di Canio, leader e artefice di questo successo. Ma domenica è arrivata una notizia che ha incrinato il clima di gioia: l’ex giocatore di Lazio e West Ham è infatti al centro di un’indagine della FA, aperta in seguito alle accuse di insulti razzisti verso un suo giocatore, Jonathan Téhoué, arrivato allo Swindon in prestito dal Leyton Orient.

Téhoué era agli ordini di Di Canio da marzo. Dopo solo tre partite è stato escluso dall’undici dei titolari, per scelta tecnica: «Non è così forte come pensavo che fosse», aveva spiegato l’allenatore. «Ho calciatori migliori di lui, nel comportamento e nel modo di giocare. È impossibile pensare che Téhoué scenderà ancora in campo». Continua a leggere “Di Canio “razzista”: solito polpettone in salsa british?”

Terry a giudizio per razzismo. Ma per la FA è già colpevole

L’Inghilterra si scopre un’altra volta a fare i conti col problema razzismo. Se a dicembre era stata inflitta una squalifica durissima (8 giornate) a Suarez del Liverpool con l’accusa di aver insultato Evra del Manchester, è notizia di ieri invece la decisione della Federazione inglese di togliere la fascia da capitano a John Terry, sotto accusa e sotto processo per presunti insulti razzisti ad Anton Ferdinand, giocatore del QPR.
La decisione della FA avrebbe alterato e non poco Fabio Capello. «Penso che prima si debba attendere la risoluzione del giudizio in tribunale», sono state le parole del Ct friulano, che oltretutto ora non sa a chi assegnare effettivamente la fascia da capitano ai prossimi Europei: forse a Gerrard o Lampard, ma chissà se staranno bene con tutti i problemi avuti quest’anno; certo non a Rio Ferdinand o Ashley Cole, che già si sono pronunciati in merito dichiarando il loro rifiuto; qualche possibilità c’è per Rooney, anche se dovrebbe saltare i primi due match per squalifica, oppure il portiere Hart.
Personalmente credo che questo caso ci dimostri quanto sia facile cadere in moralismo e retorica quando si parla di razzismo. Terry ha un processo contro di lui, che giudicherà la sua colpevolezza. Lui si è già dichiarato innocente, ma se ha sbagliato, pagherà. Si farà le sue giornate di squalifica, pagherà la multa che gli spetta, e a quel punto la giustizia avrà fatto il suo corso. Punto. Perché deve essere segnato a vita per un errore che ha fatto e che, se riconosciuto tale, avrà già espiato? E, ancor peggio, perché bisogna punirlo ancor prima che la giustizia abbia emesso il suo verdetto? Ci si affida ad un “presunto” giudizio insindacabile, ma ancor prima che questo venga emesso ci si è già espressi con una condanna. Oltretutto stiamo parlando di fatti che succedono in partita: chi ha calcato almeno una volta un campo da calcio sa quanta sia la tensione e l’agonismo con cui tante volte si gioca: è un attimo cadere in simili situazioni spiacevoli. Con questo, non intendo giustificare il giocatore del Chelsea: se ha sbagliato deve pagare. Si farà le sue x giornate di squalifica. A quel punto avrà espiato la sua colpa: non deve essere “per sempre” quell’errore che presumibilmente ha fatto.
Terry è un giocatore carismatico. È uno che in campo fa sentire la sua presenza, come punto di riferimento per la difesa e per tutta la squadra. È capitano del Chelsea stabilmente dal 2005, e della nazionale inglese dal 2006 (seppur con un’interruzione in mezzo, dovuta allo scandalo per il flirt extra-coniugale con l’allora fidanzata del compagno Bridge). A dicembre compirà 32 anni. Non è da escludere quindi che per lui le presenze in Nazionale siano agli sgoccioli. È fuor di dubbio quindi che sia lui l’uomo che deve capitanare i “Tre leoni”. Ora io chiedo: è giusto che, per un errore (per altro non ancora accertato) debba essergli tolto il riconoscimento che più gli spetta in questo momento? È giusto che l’Inghilterra si privi, in un momento così difficile per la sua Nazionale, di un giocatore così di prestigio? Ma riuscite ad immaginarvi la fascia da capitano sul braccio di uno come Rooney, che non è certo un signorino in quanto a fair play, o ancor peggio, di un portiere di 25 anni che in Nazionale ha sulle spalle solo un Mondiale disastroso, per di più come terza scelta? Credo che neanche gli inglesi stessi ne sarebbero contenti.