Al catenaccio milionario preferisco, stavolta, le lacrime di Schweinsteiger

Ci sarebbero infiniti spunti per parlare della finale di ieri sera vinta dal Chelsea sul Bayern Monaco. Dai fortunosi 3 mesi sulla panchina dei Blues di Roberto Di Matteo, che dal nulla è riuscito dare fiducia nei propri mezzi a un gruppo vecchio e appassito, alla tanto attesa foto di Abramovich con la Champions tra le mani, uno scatto che, per averlo da mettere nel suo ufficio, il miliardario russo da 9 anni spende un’infinità di quattrini. O ancora, la gioia del leone Drogba, distante chilometri dall’immagine che lui stesso ci regalò a febbraio, quando calciò alto il suo rigore contro lo Zambia in finale di Coppa Africa, per non parlare della sua maschera di rabbia con cui ce lo ricordiamo al termine della semifinale del 2009 persa col Barça, che invece dista da ieri anni luce. È stata la partita dei tanti riscatti, ed è stata la vittoria del catenaccio. Uno schema che, per piacere, togliamo da quell’aurea di fangosa periferia italico-popolare in cui lo dipingiamo sempre, quasi a dargli la favolistica interpretazione di arma nelle mani di un piccolo Davide per sconfiggere Golia, o ancor peggio di strumento con cui il terzo mondo povero del calcio sconfigge il suo parente ricco: la somma degli stipendi dei giocatori del Chelsea basta a superare qualsiasi piedistallo leggendario vogliamo costruire. Continua a leggere “Al catenaccio milionario preferisco, stavolta, le lacrime di Schweinsteiger”