Due retrocessioni di fila, ma il Sunderland fa il record di tifosi

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Immaginate di tifare una squadra inglese storica, che in bacheca ha più di un titolo nazionale e che è abituata a giocare il suo derby contro un’istituzione come il Newcastle. Immaginate che questa squadra, dopo dieci anni in Premier League a spendere e spandere in ogni direzione, arruolando gente come Borini, Giaccherini, Mannone, Altidore, Ricky Alvarez, Defoe, M’Vila, Coates, Januzaj, Pienaar, Kaboul, Lescott, O’Shea, Pickford solo per dirne alcuni, con manager dal piglio internazionale come O’Neill, Advocaat, Di Canio, Poyet, Allardyce e Moyes, ecco, immaginate che un club così si trovasse invece a far fronte a due clamorose retrocessioni consecutive.

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A Liverpool si protesta: quanto costa il calcio in Inghilterra?

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È tema delicato il caro biglietti sui campi inglesi. L’episodio più emblematico è quello che stanno vivendo i tifosi del Liverpool, esternato ieri nel corso della gara col Sunderland: al minuto 77 tanti supporters (si stima 10mila) hanno abbandonato il proprio settore per incamminarsi verso le uscite. Il motivo, la crescita dei prezzi per assistere a una partita dei Reds: dal prossimo anno si spenderanno più di 100 euro per sedersi ad Anfield Road, mentre un abbonamento costerà tra i 908 e 1029 euro. Un’esagerazione per chiunque, culmine di una salita imperterrita che continua in tanti altri club britannici. Il minuto 77 non è stata una scelta casuale per la tifoseria scousers: è un richiamo all’anno della prima Coppa Campioni alzata al cielo dalla squadra di Paisley, ma è anche un riferimento ad un calcio che, purtroppo, non esiste più, quando andare a vedere i Reds era una passione per tutte le tasche.

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Il tifoso del Newcastle con la maglia del Sunderland. In ricordo del padre

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Ha chiesto di rimanere anonimo, ovviamente, prima che i suoi compagni di tifo del Newcastle non gli perdonassero più quello scatto fatto questa mattina fuori da Wembley, con addosso i colori dei rivali del Sunderland. Non serve però dare un nome all’immagine di questo tifoso, ma basta leggere cosa c’è scritto sulle spalle di quella divisa portata con un filo di imbarazzo per capire il valore di questa foto: “4 you dad”.

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Liverpool, poco importa l’1-1. La prima vittoria è arrivata in settimana

Allo Stadium of Light sabato si inseguivano motivazioni e sentimenti diversi. Uno su tutti caricava l’aria di Sunderland di dolore cristallino, facendo rima con un numero che in casa Liverpool è sinonimo di strage: 96, come le vittime che 23 anni fa persero la vita nella tragedia di Hillsborough. La pubblicazione in settimana dell’indagine su quella strage è stata accolta in casa Reds con un misto di umori, che va dal favore di chi è più di vent’anni che aspetta la verità, alla rabbia per una lunga trafila di menzogne, infamie e silenzi. E una grande attesa per la giustizia che c’è all’orizzonte, ieri riassunta sulle maglie nere con cui il Liverpool si è presentato in campo, dove quel numero, 96, svettava eloquente sulle spalle. Cifre che pesano sulla schiena di questi ragazzi: alcuni non erano neppure nati all’epoca di Hillsborough (Borini, Kelly, Sterling, Shelvey), altri quelle immagini le ricordano scolpite nella loro infanzia, come Steven Gerrard, nato e cresciuto in città, che su quegli spalti ha perso un cugino di soli 10 anni. Continua a leggere “Liverpool, poco importa l’1-1. La prima vittoria è arrivata in settimana”

Green army, le minacce a McClean e McGeady. «Ma noi siamo irlandesi»

Il suo esordio agli Europei lo ha fatto nella disfatta contro la Spagna. Chissà se il Trap lo vorrà adottare ancora sulla fascia stasera contro l’Italia, a rimpiazzare un’appannato Duff. Ma al di là di come si comporterà James McClean, la sua convocazione con la Nazionale irlandese ha fatto notizia per gli infelici strascichi che ha avuto. McClean è stato infatti minacciato per aver deciso di dare la propria disponibilità alla squadra di Giovanni Trapattoni, rinnegando a tutti gli effetti la sua terra natale, l’Irlanda del Nord, per la quale aveva, tra l’altro, giocato nelle nazionali minori. Continua a leggere “Green army, le minacce a McClean e McGeady. «Ma noi siamo irlandesi»”

FA Cup, il trofeo inglese dove i dilettanti sanno umiliare i campioni d’Europa

Le chiamano “giant killers”. Sono squadre di categorie inferiori, tante volte relegate a guadagnarsi di che vivere nei campi fangosi della provincia inglese. Ma quando approdano in FA Cup si trasformano, specie se di fronte a loro hanno i club delle serie maggiori. Diventano piccoli leoni, capaci di mettere sotto chiunque. Questo è sempre stato il marchio di fabbrica di un trofeo dalla storia centenaria (la prima edizione data 1872) targato british da tanti amanti del football e considerato forse meglio della Coppa dei Campioni. E non a torto. Una tendenza, quella dei Davide che sconfiggono Golia, che si è un po’ diluita negli ultimi anni, dove la legge della sopravvivenza in campionato si fa sempre più imperante, e per forza questa competizione è costretta a passare in secondo piano. Ma la FA Cup è capace di conservare ancora adesso un fascino tutto suo, e la finale in programma a Wembley questo sabato è un appuntamento che in pochi si perderanno.
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Tra Newcastle e Sunderland è derby (e guerra) dal Seicento

Due città, due fiumi: in mezzo poco più di dieci miglia. Siamo nel nord est dell’Inghilterra. Da una parte il Tyne, dall’altro il Wear, a bagnare due centri rivali da sempre: Newcastle e Sunderland. Benvenuti al Tyne-Wear Derby: uno dei conflitti calcistici più antichi di sempre. Domenica le due squadre saranno contro: al St. James Park i bianconeri d’Inghilterra andranno in cerca della vittoria, per confermarsi ai piani alti della Premier e continuare a credere all’accesso in Europa, mentre i Black Cats tenteranno di fare uno sgambetto ai rivali di sempre, in una stagione tutto sommato tranquilla e in cui hanno ormai poco da chiedere. Continua a leggere “Tra Newcastle e Sunderland è derby (e guerra) dal Seicento”