53 secondi per sognare, 68 minuti per rompersi. Il dramma di Carroll

53 secondi. È il tempo che è bastato ad Andy Carroll per infiammare Upton Park e lanciare un segnale a chi aveva lasciato perplesso lo scorso anno. Meno di un minuto e la punta di scuola Newcastle “spizzava” un bel pallone profondo, dando il la all’azione che avrebbe portato in gol Kevin Nolan, per l’1-0 degli Hammers sul Fulham. Era solo la prima di tante azioni di un West Ham straripante, bravo a sfruttare al meglio le torri aeree dell’ex-attaccante del Liverpool e ad organizzargli intorno gli inserimenti veloci di Nolan e Diame, per un sonoro 3-0 al triplice fischio. Continua a leggere “53 secondi per sognare, 68 minuti per rompersi. Il dramma di Carroll”

Bolle di sapone nel cielo degli Hammers

Da pelle d’oca. Ad Upton Park mancano due minuti al termine della partita tra West Ham e Millwall. I padroni di casa conducono per 2-1: gli ospiti si sono mostrati poco pericolosi per tutta la partita, hanno avuto una sola occasione con cui però sono riusciti a pareggiare. Ed ora si lanciano in avanti, affannosamente in cerca del 2-2. C’è un corner per loro. A un certo punto, la voce del telecronista viene coperta per pochi secondi da un coro dei tifosi degli Hammers

I’m forever blowing bubbles
pretty bubbles in the air
They fly so high
they nearly reach the sky
and like my dreams they fade and die!
Fortune’s always hiding
I’ve looked everywhere
I’m forever blowing bubbles
pretty bubbles in the air!
United! United!
È un boato. Rompe la tensione. Quasi ad esorcizzarla. E fa quasi sorridere pensare ad un frastuono così rude per un testo così sentimentale. Ed è la stessa sensazione che provi due minuti dopo, quando arriva il triplice fischio che sancisce la vittoria dei claret and blue, e lo stadio, come già era successo all’ingresso in campo delle squadre e in occasione dei gol, si riempie di bolle di sapone.
I’m forever blowing bubbles è l’inno dei tifosi del West Ham. Le origini di questa canzone risalgono al 1919, quando fu composta per un musical. Nel giro di qualche anno gli Hammers iniziarono a cantarla, e divenne a tutti gli effetti il loro inno, cantato regolarmente, negli anni Trenta. Da allora ogni partita al Boleyn Ground è accompagnata da queste parole così passionali, quasi disilluse, cantate a squarciagola ad accompagnare successi e sconfitte, festeggiare gol, vincere freddo e tensione.
Chissà perché proprio questa canzone? Qualcuno dice i tifosi del West Ham l’abbiano rubata a quelli dello Swansea in occasione di una partita di FA Cup: i supportes della squadra gallese avrebbero iniziato ad usarla per primi come proprio coro, a inizio anni Venti. Un’altra versione vuole invece che a introdurre il coro sia stato un allenatore del West Ham, Charlie Paynter, il quale lo utilizzava per inneggiare a un suo giovane calciatore, tanto simile a un ragazzo ritratto in un quadro di Millais utilizzato all’epoca per pubblicizzare saponi.
Qualcuno temeva che un canto così sentimentale non potesse reggere ai tempi moderni, e col passare del tempo cadesse nel dimenticatoio. Invece è sempre lì, all’inizio di ogni match, accompagnato da bolle di sapone per tutto il campo. Che volano in alto. Come il West Ham di oggi, ancora più primo in Championship.


West Ham – Millwall. Più di un derby…

Se United e Chelsea si sfideranno domenica pomeriggio per i piani alti della classifica di Premier, e se il giorno prima il City proverà a rimediare contro il Fulham alla figuraccia di martedì sera, non sono certo queste le partite che il prossimo week end attireranno l’attenzione di tutti gli amanti del calcio inglese. Il vero big match si giocherà infatti ad Upton Park, Londra, ore 12.30, e non proverà a smuovera la classifica della Premier League, ma sarà valido solo per la Championship (la seconda divisione). Si affrontano infatti West Ham e Millwall: il più caldo derby di Londra, uno tra i più accesi (se non il più acceso) al mondo.
La tensione è altissima nella city: qua le stracittadine sono frequentissime (15 sono i club professionistici della città), ma nessuna ha lo stessa attesa e fascino di questo “local derby”. Si attende una grande sfida, e non soltanto in campo, ma anche sugli spalti e fuori dallo stadio. In tanti ricordano quanto è spesso successo quando le due squadre si sono affrontate, anche solo in uno degli ultimi incontri, quello dell’agosto 2009: allora si trattava di un match di Carling Cup, dove gli Hammers si imposero per 3-1. Le due squadre non si affrontavano da 4 anni, e gli scontri furono tanti: ci fu un accoltellato, e la partita fu anche sospesa tre volte per invasioni di campo. In quest’occasione i due club si affrontano invece in campionato, e, se il West Ham vuole rafforzare il suo primato e continuare la corsa verso la promozione, il Millwall ha urgente bisogno di punti per evitare di retrocedere in League One. Ma ogni derby, si sa, è partita a sè, dove la classifica conta ben poco.
Questa partita credo esprima bene l’idea di cosa possa essere il calcio: molto più di uno show-business, dietro a una maglia e a dei colori si identifica della gente. Il West Ham infatti è nato come squadra dopolavoro degli operai del cantiere navale Thames Ironworks. Anche il Millwall ha origini simili: fu fondato da lavoratori di una fabbrica di iscatolamento che aveva sede su un isola del Tamigi, non lontano dalla zona di quelli che poi sarebbero diventati i loro cugini. Adiacente area di provenienza, simile origine popolare. I primi costruttori di navi, i secondi operai portuali. Così, la contrapposizione nata tra i due club ha origini ben più che calcistiche: se a inizio secolo era poco più di una fiera rivalità, nel maggio 1926 divenne acerba ostilità, quando i costruttori del West Ham aderirono a uno Sciopero Generale, mentre gli operai del Millwall continuarono a lavorare. Certo, da allora le squadre sono cresciute, si sono sviluppate diventando a tutti gli effetti professionistiche e perdendo così la loro connotazione di “dopolavoro“, ma non hanno perso il legame con il quartiere che rappresentano e con la gente che ci vive. 
Cosa ci spiega questo? Che molte volte gli stadi pieni che troviamo in Inghilterra sono molto più di una semplice passione per la star di turno, sono molto di più del “malati di calcio” con cui li etichettiamo, sono molto di più della “cieca follia hooligans” con cui immancabilmente dobbiamo fare i conti e che tanto ci indigna. C’è dietro tutto un popolo.