Tom Hughes, una vita tifando Wrexham. E aspettando Wembley

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Che significa aspettare per tutta una vita? Chissà se Tom Hughes se l’è chiesto qualche volta nel corso della sua lunga storia d’amore con il Wrexham, piccolo club gallese che disputa i campionati inglesi praticamente da sempre, senza però essere mai riuscito ad andare oltre la vecchia Second Division. Il curriculum dei Dragons è un paradosso tutto britannico, quello di una squadra che non ha mai giocato in campionati di vertice, ma è riuscita invece a disputare più volte la Coppa delle Coppe, in virtù dei successi in Welsh Cup, facendo pure cadere qualche nobile, come il Porto nell’84. E poi ci sono gli scalpi fatti alle grandi inglesi in FA Cup, come all’Arsenal nel ’92 (i Gunners avevano vinto pochi mesi prima il campionato) e il Tottenham nel ’76.

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Il tifoso del Newcastle con la maglia del Sunderland. In ricordo del padre

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Ha chiesto di rimanere anonimo, ovviamente, prima che i suoi compagni di tifo del Newcastle non gli perdonassero più quello scatto fatto questa mattina fuori da Wembley, con addosso i colori dei rivali del Sunderland. Non serve però dare un nome all’immagine di questo tifoso, ma basta leggere cosa c’è scritto sulle spalle di quella divisa portata con un filo di imbarazzo per capire il valore di questa foto: “4 you dad”.

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60 anni fa gli inglesi andarono a lezione dall’Ungheria. Un 3-6 che fece la storia

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Pallone e storia del Novecento, tradizioni sportive e attualità politica. Era stato battezzato il “Match del secolo” quello che Inghilterra e Ungheria giocarono esattamente sessant’anni fa a Wembley, davanti a quasi 120mila persone. E c’era un motivo chiaro per dargli tutto quello spolvero: i Three Lions aprivano le porte di casa, una nazione che aveva creato quello sport oramai divenuto quasi sacro e che nei pochi incroci che si era concessa con le rappresentative del continente non aveva mai perso. Indomabili in casa, avevano contro l’Ungheria di Puskas, i Magical Magyars, da tre anni imbattuti (24 vittorie di fila) e reduci dalla vittoria al torneo olimpico di Helsinki ’52. Aveva ragione chi si aspettava che il match passasse alla storia. Ma la storia si scrisse nel modo meno sperato dagli inglesi: persero 6-3, una sconfitta che affondò un colpo decisivo al conservatorismo calcistico del pallone di Sua Maestà, ancora arenato su schemi e tattiche d’allenamento vecchie. Continua a leggere “60 anni fa gli inglesi andarono a lezione dall’Ungheria. Un 3-6 che fece la storia”

FA Cup, il trofeo inglese dove i dilettanti sanno umiliare i campioni d’Europa

Le chiamano “giant killers”. Sono squadre di categorie inferiori, tante volte relegate a guadagnarsi di che vivere nei campi fangosi della provincia inglese. Ma quando approdano in FA Cup si trasformano, specie se di fronte a loro hanno i club delle serie maggiori. Diventano piccoli leoni, capaci di mettere sotto chiunque. Questo è sempre stato il marchio di fabbrica di un trofeo dalla storia centenaria (la prima edizione data 1872) targato british da tanti amanti del football e considerato forse meglio della Coppa dei Campioni. E non a torto. Una tendenza, quella dei Davide che sconfiggono Golia, che si è un po’ diluita negli ultimi anni, dove la legge della sopravvivenza in campionato si fa sempre più imperante, e per forza questa competizione è costretta a passare in secondo piano. Ma la FA Cup è capace di conservare ancora adesso un fascino tutto suo, e la finale in programma a Wembley questo sabato è un appuntamento che in pochi si perderanno.
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La promozione di Di Canio e uno Swindon che vuole tornare a stupire. Come nel 1969

A fare il ferroviere c’è da patire. È uno di quei lavori che devi amare fare più di tutti gli altri, perché ti prende e il tuo tempo e te lo gestisce lui a suo piacere, portandoti dove vuole quando vuole. Ti svegli al mattino, saluti tua moglie e vai: per una giornata intera viaggi nelle direzioni più disparate, incontri gente, la tua vita segue fedelmente quella locomotiva. Quando la sera ritorni a casa, i tuoi famigliari non possono nemmeno immaginare la marea di chilometri che hai percorso, le decine di città che hai attraversato. Anche il calcio inglese ha i suoi ferrovieri, i suoi Railwaymen: è lo Swindon Town, la squadra che proprio in questi giorni è riuscita a trionfare in League Two sotto la guida di Paolo Di Canio, all’esordio su una panchina professionistica. Il 4-0 di ieri contro il Port Vale gli ha dato la matematica certezza del primato in classifica, e la possibilità di festeggiare un piccolo passo verso il ritorno al grande calcio. Sì, perché lo Swindon è un vero ferroviere, e non soltanto per l’industria ferroviaria presente in città: il suo peregrinare tra le serie inferiori del calcio inglese è stato una costante della sua storia, specie di quella degli ultimi anni. Ma la strada intrapresa col successo di quest’anno riporta dritto dritto ai due preziosi successi che arricchiscono la lunga storia di questo piccolo club del Wiltshire. Continua a leggere “La promozione di Di Canio e uno Swindon che vuole tornare a stupire. Come nel 1969”

A Liverpool nessuno legge il “Sun”. Dal 1989

C’è un fronte di lotta che unisce la Liverpool del calcio, sia questa rossa o blu. È l’avversione a un giornale, il Sun, che da ormai 23 anni in città è messo al palo. Il tabloid di Murdoch qui non si vende, addirittura tanti edicolanti non vogliono neanche tenerlo sui loro scaffali. È un vero e proprio boicottaggio, che si è fatto sentire anche sabato scorso a Wembley, dove è andata in scena la semifinale di FA Cup tra i Reds e l’Everton: 30mila manifestini sono stati stampati per protestare contro il quotidiano. “Don’t buy The Sun”. Continua a leggere “A Liverpool nessuno legge il “Sun”. Dal 1989″